Sostenibilità energetica, ci salverà la “sindrome dell’erba del vicino”?

Secondo uno studio pubblicato su Nature Energy, le pressioni sociali a livello individuale di amici e parenti non sono da sottovalutare nella ricerca di soluzioni per la crisi climatica.

Se state pensando di installare un impianto fotovoltaico, di acquistare un veicolo elettrico o di mangiare meno carne, probabilmente almeno un po’ del merito o della responsabilità per la vostra scelta va ai vostri amici o vicini di casa.

Un recente articolo della rivista Nature Energy (link in basso) ha infatti passato in rassegna gli studi esistenti sull’influenza sociale e le abitudini energetiche personali e ha concluso che la pressione indirettamente esercitata dai nostri pari gioca un ruolo importante nello spiegare perché facciamo quello che facciamo.

“In alcuni casi, queste influenze sociali esercitano un’influenza ancora maggiore di considerazioni di costo, convenienza o efficacia,” hanno scritto gli autori dello studio

La ricerca, in effetti, ci dice da tempo che le abitudini di spesa di chi ci sta vicino sono contagiose, e non solo quelle.

Basta rifarsi ad alcune famose scene in bianco e nero di Candid Camera degli anni Sessanta, come quella in cui un uomo, ignaro, entra in un ascensore dove tutti sono rivolti nella direzione sbagliata, cioè non verso l’ingresso dell’ascensore – e alla fine anche lui si gira verso il retro.

È abbastanza esilarante, o anche un po’ sconvolgente, ma c’è una logica dietro l’impulso delle persone a conformarsi.

“La vita è complicata”, ha detto Robert H. Frank, economista e autore del nuovo libro Under the Influence: Putting Peer Pressure to Work. “Tu non sai niente, nessun altro sa niente, ma messe insieme, altre persone sanno molto di più di te. E quindi, se vedi altre persone agire con una certa sicurezza, è un motivo per indagare perlomeno sul perché potrebbe avere senso che anche tu faccia la stessa cosa”.

Seguire la folla è un comportamento adattivo, siamo programmati a farlo dal nostro processo evolutivo. Se altre persone all’alba dei tempi mangiano quelle bacche rosse senza morire, allora vuol dire che quelle bacche sono probabilmente sicure da mangiare e lo facciamo anche noi.

Nel libro, Frank mette in luce come tale istinto abbia contribuito a rovinare la vita sul pianeta.

“I comportamenti che hanno generato la crisi climatica sono forse ancora più contagiosi del fumo”, ha scritto. Che si tratti di viaggiare sempre di più in aereo o di guidare SUV di grandi dimensioni, il motivo principale per cui le persone si comportano in un certo modo è semplice: anche i loro amici lo fanno. Basti vedere anche la concentrazione territoriale degli impianti solari, probabilmente creatasi con il classico “passaparola” tra vicini.

Il bello di queste dinamiche sociali è che possono essere sfruttate anche per affrontare la crisi climatica, via via che le decisioni individuali raccolgono impeto e provocano effetti a catena.

La “vergogna del volo” è recentemente decollata in Europa, favorendo un revival dei viaggi in treno, in una fase in cui alcuni hanno iniziato a prendere meno voli. Negli Stati Uniti, l’Impossible Burger senza carne sta diventando sempre più popolare, facendosi strada nelle maggiori catene di fast food. Anche l’industria dei trasporti è soggetta alla stessa pressione dei pari: basta guardare all’aumento delle auto elettriche o al successo dei servizi di bike sharing e car sharing.

Secondo Nature Energy, la pressione dei pari può avere un effetto molto forte soprattutto quando le persone non hanno una opinione ben definita su un certo tema. Se qualcuno ha già deciso che vuole mangiare molta carne e ne va fiero, probabilmente è meno probabile che ordini un Impossible Burger, anche se tutti gli altri lo fanno.

Il messaggero può contare quanto e più del messaggio, indica lo studio, che ha anche messo a punto una mappa su quali tipi di azione possono sortire gli effetti maggiori rispetto ai temi trattati.

“Gli amici e la famiglia sono spesso tra le fonti di informazione più affidabili”, ha detto Kimberly Wolske, l’autore principale dello studio pubblicato su Nature Energy e professore alla Harris School of Public Policy dell’Università di Chicago, in una nota di accompagnamento allo studio.

“Le politiche e i programmi che cercano di promuovere le tecnologie a basse emissioni di carbonio possono trarre beneficio dall’opera di persuasione di persone che le hanno già adottate nei confronti dei loro pari,” ha detto Wolske.

La ricerca sul potere della pressione tra pari potrebbe dare credito all’idea che gli individui possono fare la differenza.

Gli economisti che si concentrano sul cambiamento climatico tendono a sminuire o addirittura deridere la narrazione circa l’importanza dell’azione individuale, e per una buona ragione. Uno studio suggerisce infatti che enfatizzare le soluzioni individuali, come la riduzione volontaria dell’uso di energia in casa, potrebbe diminuire il sostegno a soluzioni politiche su larga scala, come una carbon tax.

Frank era uno di quegli economisti, ma ha cambiato idea. Quando si fa qualcosa di buono per l’ambiente, ha detto, la storia non finisce lì.

“Gli effetti diretti sono piccoli, ma influisci sugli altri che ti sono vicini”, ha detto. “Cambiano, e influenzano gli altri che sono vicini a loro, e la catena può estendersi in lungo e in largo”.

Oltre a questo, piccole azioni come andare in bicicletta o compostare i residui organici possono contribuire a cambiare l’identità personale nel tempo, ha detto Frank.

“Quando si cambia ciò che si mangia, quando si va in bicicletta invece di guidare, si diventa un tipo diverso di persona”, ha detto. Alla fine, questi nuovi comportamenti diventano parte della personalità individuale. Potrebbero trasformare uno che ricicla di malavoglia nel tipo di persona che comincia ad andare alle dimostrazioni per il clima o a votare per candidati favorevoli a forti protezioni ambientali.

“Nessuna di queste cose rientra fra quelle che gli economisti si aspettano che la gente faccia”, ha detto Frank, ma la gente le fa comunque.

La pressione dei coetanei o altri tipi di incoraggiamento indiretto non saranno sufficienti, da sole, ad affrontare un problema grande come la crisi climatica ed è comunque necessario trovare soluzioni di sistema, ma questo compito sarebbe ancora più difficile da realizzare senza l’energia di persone motivate che direttamente o indirettamente riescono a coinvolgere i loro amici nell’azione.